Un buco a forma di papà nel cuore


a8268-anelliMartedì 1° settembre 2015

Non dormo.
Mi alzo.
Vado in cucina.
Faccio un sudoku.
Dea, che tensione c’è nell’aria…
Metto su il caffé.
Scrivo due email.
Suona il cellulare.
“Silvia, mi hanno chiamata: il papà si è aggravato.”
“Arrivo.”

“Claudio?”
“Sì?”
“Mi ha chiamato mamma: papà si è aggravato. Puoi portarmi in ospedale?”

Ci aggiriamo per casa come due diavoli della Tasmania con i piedi rivestiti di cotone: cerchiamo di non svegliare i ragazzi.
Mentre recupero una t-shirt lì, i pantaloni là, le scarpe, dove cazzo ho messo le scarpe?, l’immancabile sciarpa leggera, mi si gonfia il torace in maniera irregolare, respiro male.
“Respira bene, Silvia…”
“Sì.”

Scendiamo in cortile, saliamo in auto, lungo il tragitto racconto a mio marito le cose che mi vengono in mente, cose che gli ho già raccontato mille volte, ma questa volta hanno un sapore diverso.

Parcheggio.
Ospedale.
Corridoio.
Altro corridoio.
Ascensore.
Camera.
Mio fratello.
“È mancato.”
Apro la tenda gialla.
Mamma.
Oh, mamma…
E papà.
Oh, papà…

Lo accarezzo a lungo, gli parlo, lo guardo.
È bellissimo.
È di nuovo il mio papà.
Ha il volto disteso.
Disteso e BELLO.
Quegli zigomi, quel naso, quella fronte.
Gli occhi… no, gli occhi sono chiusi.
Ma è di nuovo il mio papà.
La sofferenza bastarda degli ultimi giorni è volata via, insieme con lui.

Le cose da fare.
Tantissime.
Iniziamo a farle.
Vuoto l’armadietto. Tuffo il naso nella sua camicia: profuma di lui.
Vuoto il cassetto del comodino. Dentro c’è la sua vera e lo scoubidou che Giulia gli ha regalato due giorni fa, azzurro come i suoi occhi.
Le cose da fare.
Tantissime.

E poi.
Il pomeriggio andiamo al cimitero per predisporre altre cose, dopo aver formulato quanto scrivere sui manifesti funebri (c’è mezzo Piemonte lì dentro, siamo un po’ buffi, oltre a essere tanti).
Accompagniamo mamma a casa: vuole imparare a stare da sola a partire da subito.

Il ritorno a casa, l’adrenalina che si ammoscia: oddea, che cos’è successo? Sono per caso stata investita da un treno? Ho male dappertutto. Ah no, sono stata investita dal Mistero Insondabile.

Minchia, se fa male…

Venerdì 28 agosto 2015

“Francesco, domenica sera cercami allo stadio, perché se ci sono vuol dire che non è ancora successo niente. Ti chiedo solo il favore di cercarmi, perché se mi troverai vorrà dire che non sarà successo ancora niente. E se non mi troverai ti chiedo la cortesia di tifare anche per me, per lui e per mio figlio. Te lo chiedo solo in nome di questa cosa granata che papà mi ha regalato insieme alla vita.”

“Ma certo che ti cerco. E spero di trovarti. Sei al solito posto? Mi sbilancio: ci vediamo domenica.
Ti sono vicino.”

Sabato 29 agosto 2015

Sono in piedi accanto al suo letto: fa molta fatica, soffre.
Mi prende una mano e restiamo a parlare di tutto e di niente.
Mentre parlo si porta la mia mano alla bocca e mi dà un bacio.
Invasa dalla tenerezza lo bacio sulla fronte.
Un bacio tira l’altro e ci viene perfino un po’ da sorridere.

Domenica 30 agosto 2015 – mattina

“Silvia? Papà si è sognato di volere il ventilatore portatile ma è rimasto a casa in campagna, riesci a procurargliene uno?”

“Non c’è problema.”

Mio marito ed io giriamo come due trottole fino a trovarne uno orrendo. Vabbe’, mica c’è solo bellezza al mondo.

Glielo porto in ospedale e sembra avere un po’ di sollievo dal caldo opprimente (il caldo è sempre opprimente, no? Eppure io avevo anche i brividi).

Mi chiede di fargli aria e poi vede che sto gocciolando come un sacchetto tolto dal freezer: una vampata. Le gioie della menopausa. Prende il ventilatore in mano e mi delizia di vento e tenerezza.

“Papà, questa sera c’è Toro-Fiorentina. Che cosa faccio: vado o non vado allo stadio?”

“Vai, vai… esigo che tu vada!”

E io ho fatto come ha detto lui.

Domenica 30 agosto 2015 – sera

Meno male che ho fatto come diceva lui e per tanti motivi.

Mando a papà una foto di Davide che stringe la sciarpa granata fra le mani, “Ciao Papà. Ti voglio bene.”

Francesco viene a cercarmi e mi porta anche Stefano e Marco e stiamo lì a fare gli stupidi ed è bellissimo fare gli stupidi e poi ognuno riprende posto e il Toro fa… fa godere, zio cane, fa godere.

Al terzo goal l’abbraccio con Davide è estaticamente doloroso, gridopiangosinghiozzogodo.

Spero di fare in tempo a dirlo a papà.

Lunedì 31 agosto 2015

“Ciao Mamma, hai dormito?”

“Sì, un po’, ma dimmi un po’ della partita…”

Le racconto tutto, ma proprio TUTTO, Più tardi in mattinata mi dice di aver riferito a papà e che papà è contentissimo.

Vado a dormire con un po’ di inquietudine, ma ormai quella lì mi segue sempre: devo farmene una ragione. Eppure è un’inquietudine diversa, ma chissà… magari sono solo un po’ stanca.

Martedì 1° settembre 2015

Non dormo.
Mi alzo.
Vado in cucina.
Faccio un sudoku.
Dea, che tensione c’è nell’aria…
Metto su il caffé.
Scrivo due email.
Suona il cellulare.
“Silvia, mi hanno chiamata: il papà si è aggravato.”
“Arrivo.”

Oddea, il mio papà, il mio bellissimo papà…

Poi.

La gente, le visite, le telefonate, i telegrammi, le strette di mano, i baci, gli abbracci, le facce incredule, la verbalizzazione delle due ultime settimane, violente e crudeli, l’assenza di lacrime, il funerale.

Infine.

Non ho più voglia di raccontare.

In questi giorni ho guardato e riguardato, sempre incredula, il manifesto funebre su cui papà ha voluto scrivessimo tre specifiche parole sotto il suo nome.

Assurdamente – ma anche no – il Toro ci ha aiutati e ci sta aiutando ad addolcire le taglienti asperità.

Ora provo ad imparare a vivere con un buco a forma di papà nel cuore.

Così sia.

Un ringraziamento particolare a chi spontaneamente mi ha offerto tutto ciò di cui avevo bisogno.
Non vi elenco perché ho la testa ancora un po’ confusa e voglio evitare di dimenticare qualcuno: spero di riuscire a trovare le parole per dirvi quanto siete grandi e importanti.

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