The sound of silence

Io sono andata a letto intorno alle 21: mi ero già espressa e tanto mi bastava.

Ho sorriso molto quanto ho constatato che il mio giubilo post primaincornatadelBarça fosse stato scambiato per quello finale.

Avevo sonno, ma di dormire non se ne parlava affatto: una sorta di corrente elettrica mi pervadeva gambe e braccia e non mi consentiva di stare orizzontalizzata sul materasso.
Provavo a leggere un libro e poi un altro e poi un altro ancora… mi si abbassavano momentaneamente le palpebre, ma un urlo belluino squarciava la calma della seranotte: i gobbi avevano segnato.
Il tempo procedeva, il sonno non arrivava, facevo la spola dal letto alla TV e quando il Barça segnava e poi segnava ancora, l’urlo belluino si alzava dalla mia gola.

È bello squarciare certi silenzi.

È stato bello anche spegnere la TV, tornare a tentare di addormentarmi, riprendere in mano il Kindle e sentire il silenzio del mancato strombazzamento scomposto che alcuni speravano di mettere in pratica (cuumerlo!).
Che pace… che silenzio… che silenzio esagerato… e che buio… che buio sconfinato… perbacco: era andata via la corrente in tutto il quartiere.
Mi alzavo per l’ennesima volta e chiedevo ai figli se volevano che accendessi una candela: Giulia, con gli occhi più grandi del solito, annuiva.
Accendevo una candela grigia e aspettavo con loro che succedesse qualcosa.

Niente: silenzio assoluto.

Decidevamo di andare tutti quanti a letto, spegnevamo la candela, entravamo nel confortevole buio e tornavo nuovamente a leggere (no, non ci ho i poteri… cioè: un po’ li ho però, in questo caso, si trattava di Kindle con retroilluminazione).
La luce tornava poco dopo la mezzanotte e portava con sé un silenzio diverso, quello da cui siamo circondati abitualmente la notte ma di cui – forse – non abbiamo più percezione per pura abitudine: il silenzio condito dal ronzio di frigoriferi ed altre diavolerie elettriche.
Il blackout post partita, però, ci aveva regalato il silenzio (quasi) assoluto ed era stato un dono ulteriore dopo la tripletta del Barcelona.

Oh, il suono del silenzio… Ciao oscurità, mia vecchia, amica, sono venuta di nuovo a parlare con te…

Dedico The Sound Of Silence (Simon & Garfunkel, 1965) a chi pensa che il mio rosicamento (quale? O_o) mi permetta di godere solo delle disgrazie altrui (LOL): provate ad ascoltare Musica invece che unz-unz… potreste scoprire che c’è speranza pure per voi.
Andate in pace anche se més que un club è un concetto che non capirete mai: poverini.

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