A margine (from Mother to Son no. 6)

– Mamma! Siamo ufficialmente in Europa! Mamma!
– Sì, amore…

Solo pochi minuti prima mi si era addensata una nuvola di rabbia e merda sulla testa, solo pochi minuti prima mi ero seduta SFINITA sul seggiolino fino a quel momento ignorato.

E poi quella roba lì, il mio ragazzo lentigginoso, mi dice la sua gioia.
Lo abbraccio forte e mi sembra di poterlo contenere fra le braccia, come quando era piccolo, ma ora è grande ed è lui che contiene me, mi contiene e mi sorregge, mi sorregge anche se non sa fino in fondo tutto quello mi si agita dentro da un po’ di settimane.
Abbracciati usciamo dallo stadio e parla, parla, parla, è incontenibile, è sorpreso, è… è il SUO tempo, il presente è il SUO tempo e nel SUO tempo non conta altro che quello: il presente, nudo e crudo, duro e puro, il presente e basta.

Gli chiedo di tacere, ad un certo punto, perché ho voglia e bisogno di riflettere, ho voglia e bisogno di riflettere sul fatto che papà mi abbia chiamato durante la partita.
Il mio cellulare non funziona mai allo stadio: ieri sera – e solo ed esclusivamente per la chiamata di papà – il fetido aggeggio ha funzionato.

– Ciao, gioia… come sta andando?
– Facciamo cagare, papà, ma stiamo vincendo!
– Meno male…

Io rifletto in silenzio e poi lui decide di essere stato zitto troppo a lungo… e che diritto ho io per fermare il torrente emozionale che sta per travolgermi per appiccicarmi due ali enormi sulla schiena? Nessuno.

– Mamma?
– Sì?
– Me lo hai insegnato tu.

Lo dice con la voce che ride.
Lo ascolto con gli occhi che si inumidiscono.

– Che cosa?
– Questo. Tutto questo. Mi hai insegnato a godere del momento. Mi hai insegnato a vivere ogni partita del Toro come ad un momento a sé stante.
– Urca…
– Sì! Ti ricordi quando non volevo più venire allo stadio? Non mi hai mai costretto a tornarci. Mi hai lasciato scegliere. Me lo hai insegnato tu. Tu mi hai insegnato che si possono fare delle scelte. Mi hai insegnato il Toro.
– Sì, OK, però adesso basta, eh?
– Ma perché?!? Quello che è giusto è giusto… come sono felice…

Perdo nozione del contatto fra piedi e terreno, dei pensieri brutti, degli ultimi minuti terrificanti di una partita sofferta.
Gli metto una mano sulle spalle, come a proteggerlo da…. boh, non so da che cosa, forse dalla mia bassa autostima… e proseguiamo la strada che dallo stadio porta a casa.

Quando si riesce a trasmettere un’idea senza coercizione, la vita assume un senso.

La Buona Sorte ha voluto che egli, mio figlio, ricevesse la comprensione dell’IDEA da me: sono fortunata.

[NdR Sono fortunata anche perché il di me figlio ha autorizzato la pubblicazione di questa cosa tanto intima, comprendendo quanto fosse giusto condividerla…]

* * * * * * * * * * *

KASHMIR

‘Kashmir’ è il brano con cui (anche) Davide
è entrato nel mondo dei Led Zeppelin:
gliela dedico con l’Amore che lui sa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...