Tienimi per mano

Sì, OK, tutto vero, tutto dannatamente uguale al solito, tutto giusto (anzi, no: come d’uso ingiusto)… però adesso basta.
Hanno segnato in fuorigioco?
Va bene (cioé: non va bene una cippa di ‘sta fava ma): occorre andare oltre.
Mai dimenticare, eh?
No, MAI.
Conservare l’onestà intellettuale sì, però.
Dai.

Mastico pensieri e incontro gobbi: da due giorni sono tornati allo scoperto (conigli).

Ne ho incontrato uno poco fa, è venuto a cercarmi ‘sto asino in pigiama.
Ha detto due cose due:

  1. Non era fuorigioco.
  2. È più bello vincere così.

Non. Era. Fuorigioco.
È. Più. Bello. Vincere. Così.

Oddeaddeaddea.

Basta. Basta. BASTA!

Mastico bile per tutto il pomeriggio, scendo in metropolitana con le cuffie in testa, “Rock and Roll”, stordiscimi Bonzo, frantumami i timpani, scendo e – zio cane – scopro che da Porta Nuova a Lingotto niente treni: navette.
Riesco a chiamare un’amica affinché recuperi Giulia e mi aspetti con lei vicino alla scuola.
I timpani mi fanno male, non era fuorigioco, il fegato mi fa male, è più bello vincere così, salgo sulla navetta, non era fuorigioco, ma quanta cazzo di gente, è più bello vincere così, lei scende alla prossima?, non era fuorigioco, e allora si tolga dalle palle, è più bello vincere così, scendo dalla navetta, rivoglio il mio Toro… e il mio Toro è lì.
È di schiena, ha le fattezze di una bimba di nove anni, quando vedo i miei figli sto immediatamente meglio, la chiamo, si volta, allarga gli occhi e sorride.
Le sorrido anche io, forse anche i miei occhi si fanno più grandi, più grandi e anche umidi perché lei, il mio Toro, porta al collo la sciarpa Granata.

Andando verso casa le chiedo: “Come mai hai messo la sciarpa del Toro?”
Mi risponde: “Perché faceva un po’ freddo, perché mi piace e perché è la sciarpa del Toro.”
Come per magia “Non era fuorigioco” e “È più bello vincere così” diventano scorregge che si perdono nell’etere.

Vorrei dirle che non è giusto, vorrei dirle tante cose, ma mi limito a continuare a camminare con lei.

Poi le chiedo: “Qualcuno dei tuoi compagni ti ha detto qualcosa?”
Tentenna ed accenna ad un “No…” che le si affievolisce immediatamente sulla bocca: ormai sa che la sgamo. “Be’… Marco. Marco non mi ha lasciata in pace per tutto il giorno.”
“E tu?”
“Gli ho detto di lasciarmi stare.”
“E lui?”
“Ha continuato.”
“E poi?”
“E poi ho fatto finta di niente: se non riesce a capire mica è colpa mia, eh?!?”

Magari un giorno anche a lei capiterà di fare una passeggiata particolarmente lunga tenendo per mano sua figlia: spero che in quel giorno il Toro sia tornare ad esistere per come lo conoscevo quando la bambina tenuta per mano ero io.

ROCK AND ROLL

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