Io.

E basta.

Io con lo stadio ho chiuso.

Io non posso fare a meno di andare allo stadio.

Io odio Cairo.

Io vorrei che Cairo investisse dei bei denari, magari dall’anno prossimo lo farà.

Io faccio l’abbonamento, come tutti gli anni.

Io non mi abbono: no alla tessera del tifoso!

Io non vedo l’ora che vendano quello scarpone di Bianchi.

Io vorrei che Bianchi rimanesse nel Toro: è il mio Capitano.

Io sono stufo di questa me§da.

Io quest’anno ho rivisto barlumi di Toro.

Io detesto Ventura e la sua presunzione: oh, non sbaglia mai, lui.

Io vorrei che Ventura rimanesse ancora: ci ha ridato una parvenza di gioco.

Io non vedo l’ora di entrare nel nuovo Filadelfia.

Io vorrei che il Fila rimanesse così: ce ne prenderemmo cura e avremmo un luogo.

Io vengo a vedere tutte le partite e abito a Milano.

Io guardo la partita in TV perché fa troppo freddo/caldo/piove/c’è il sole.

Io sono incazzato come una bestia feroce ingabbiata.

Io non vedo l’ora di tornare allo stadio.

Io sono stufo di pensare alla gloria del passato.

Io spero sempre in un futuro glorioso.

Io ho ottocentoquattordici diverse maglie del Toro.

Io vado a vedere la partita con una t-shirt beige.

Io sono andato a Superga e ho fatto decine di foto.

Io sono andato a Superga e non ho fatto foto.

Io sono andato a Superga ed ho pianto un po’.

Io non sono andato a Superga quest’anno.

Io vado sempre in trasferta.

Io non vado mai in trasferta.

Io vorrei che lo stadio rimanesse vuoto.

Io vorrei che lo stadio fosse pieno. Sempre.

Io sono sicuro che ci saranno sempre meno bambini che tiferanno Toro.

Io ho due figli che tifano Toro.

Io odio la giuve.

Anche io.

E ci mancherebbe!

Io me ne frego della giuve.

Io detesto i biscotti.

Io odio i biscotti che finiscono zero a zero.

Io avrei preferito un biscotto ben recitato… che so: un bel tre a tre.

Io poi mi sarei pentito di aver desiderato un biscotto ben recitato.

Io credo che non potessero che fare un biscotto.

Io mi sono rotto i maroni di parlare dell’ennesimo biscotto, manco fosse la prima volta.

Io preferisco polenta e Barbera.

Io sono astemio.

Io sono del Toro più di te.

Io sono del Toro più di te che dici di essere più del Toro di me.

Io sono esausto.

Io sono carico come una molla.

Varie ed eventuali.

Io sono del Toro e basta.

Ah, meno male: iniziavo a farmi domande e le risposte erano inquietanti.

* * * * * * * * * * *

Questa settimana tocca a “Fanfare for the Common Man” (“Works”, EL&P, 1977). Ce la suoniamo e ce la cantiamo da soli. Lo facciamo da quasi sempre. Lo facciamo uno contro l’altro, spesso. La verità sta dappertutto. La verità è che, ognuno a modo suo, ama il Toro. Quantitativamente e qualitativamente in maniera differente. La verità… boh, è di tutti e di nessuno, proprio come il Toro.

FANFARE FOR THE COMMON MAN

Dedico “Fanfare for the Common Man” a Luigi: era uno del Toro.
Lo trovavo sempre al bar, intento a leggere il giornale, la sciarpa di lana degli Ultras al collo, in tutte le stagioni.
Luigi si è spento improvvisamente lunedì mattina.
Realizzando che non avrei più visto quella testa dai radi capelli bianchi, quelle rughe e quella sua sciarpa Granata, ho pensato un pensiero stupido: “Almeno ha fatto in tempo a vedere il Toro rimanere in serie A.”
Il COME vi sia rimasto ha perso di importanza, per me.
Salutami gli Invincibili, Luigi, e riposa in pace.
Forza Toro per sempre.

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