Stordita e confusa

Ah, l’amore…

Quarantotto ore si erano già messe fra me e il Natale e non avevo voglia di andare in ufficio quella mattina.
Faceva freddo, era buio, i bagordi dei pranzi del 25 e del 26 stringevano il fegato in una morsa che avrebbe avuto bisogno di letto, piumone e cuffiette dell’iPod nelle orecchie.
Eppure non avevo voglia di ascoltare musica.
Non avevo voglia di camminare, di prendere la metro, di stare in mezzo alla gggente, di parlare, di cantare, di pensare.
Non avevo neppure voglia di pensare al Toro.
Soprattutto non avevo voglia di andare in ufficio.
L’unica cosa che mi faceva un po’ sorridere era che, dopo l’ufficio, avrei fatto un salto in redazione per recuperare alcuni papiri su cui stavo lavorando prima dei bagordi.
A dirla tutta… non è vero che l’idea mi facesse sorridere: non avevo voglia neppure di andare in redazione, sorridere poi… uh, che fatica.
Avrei voluto stare con i miei figli.
Meglio non pensarci.

C’era nebbia. Tanta. Mi piace la nebbia.
Quella mattina la nebbia mi sembrava inopportuna e fastidiosa, mannaggia a lei…
L’iPod scalpitava nella tasca del giaccone. “Stai buono, per oggi non ce n’è…”, pensavo totalmente priva di emozioni e per nulla disposta ad ospitarne.

Il caffè. Sì, ci voleva un buon caffè.
Meravigliosa bevanda: titilla tutti i sensi e, dopo averne bevuto, il mondo sembra migliore.
Col cavolo: il mondo era sempre nebbioso e grigio e palloso.
Via verso la metro, i miei passi rimbombavano sul marciapiede.
“Ma che catso di rumore faccio quando cammino? Sembro una papera con delle maracas al posto delle zampe…” pensavo.
Più semplicemente non sono abituata a camminare senza cuffiette nelle orecchie, preferisco lasciare il mondo FUORI.

“Che suono sgradevole… Sagliets ha ragione: dovrei limitarmi a svolazzare… da quando ho fatto insonorizzare i ricci il volo silenzioso è una splendida realtà… ”

[ndr Qui decido di passare dall’imperfetto al presente perché il 2013 è l’anno in cui farò la rivoluzione. Soprattutto dentro di me.]

Continuo a camminare accompagnata dal rumore dei miei scarponcini sull’asfalto e con l’andatura di un panzer: dolce creatura… e intanto penso, rimugino, sono in loop sul pensiero che non ho voglia di fare una beneamata cippa.
No musica, no pensare, no Toro, no tutto.
“Disciplina, ci vuole disciplina… non cedere alle tentazioni, per oggi non farlo, prova a creare il silenzio totale dentro di te…” ripeto come un mantra.
Sincronizzo il respiro sul ritmo del mio mantra e mi sembra di percepire un po’ di quiete, un po’ di pace.
Sì, sto riuscendo a fare il vuoto interiore ed è una strana beatitudine.
Protetta dalla sorta di nirvana in cui mi sono immersa, procedo verso la metro.
Un tizio davanti ad un portone, però, mi guarda con gli occhi spalancati.
“Gli faccio paura, mu-ha-ha-ha!” penso.
Sbagliato: ha visto il mio cappellino Granata.
Quando gli sono ad un tiro di schioppo, egli con voce stentorea dice: “Forza Toro!”
Non ho il tempo per pensare “Disciplina, ci vuole disciplina… non cedere alle tentazioni, per oggi non farlo, prova a creare il silenzio totale dentro di te…” che sento le mie labbra aprirsi per pronunciare un “Sempre!” altrettanto stentoreo che sbuffa come un fumetto perdendosi nella nebbia e non so se sia solo l’effetto “Siam tutti draghi” tipicamente invernale o se quello sbuffo di vapore sia un alito della mia vita che si scioglie nel mondo, una piuma di anima che va perdendosi… o quel che mi viene da definire ‘amore automatico’.
Forse non è un bene che l’amore diventi automatico.
Forse non è un bene usare gli aggettivi (a volte).
Forse non volevo pensare al Toro, ma meno male che il Fato mi ha messo sul cammino qualcuno che mi scuotesse dal torpore.
Ho sentito di nuovo scorrere la linfa della vita nelle vene ed ho tirato fuori l’iPod. “Randomizza come si deve, aggeggio” gli ho detto ed è partita, fulmine nel buio, “Heartbreaker”: amo il mio iPod… è più empatico di tanti essere umani, me compresa.
A volte ci si deve rassegnare, ove per “rassegnarsi” intendo dire “accoccolarsi mollemente negli anfratti dell’anima che più caratterizzano la propria quintessenza”.
Rassegnata, dunque, son giunta alla fine della giornata: pensando al Toro, ascoltando la musica, passando dalla redazione dove…

“Ma chi catso ha lasciato tutte le luci accese?” sbotto, chiudendo fragorosamente la pesante porta di legno. “C’è qualcuno?” chiedo ad alta voce.
Mi risponde un indecoroso stridore, un rumore che sembra provenire direttamente dal reparto di gastroenterologia dell’ospedale qui vicino, un suono come di diavoli torturati, di scoiattoli spremuti, di apocalisse vicina.
Con un non tanto vago timore vado verso la fonte di quel “suono”… proviene dall’ufficio di Sagliets.
La porta è socchiusa. Sbircio e basisco. Imbraccia una chitarra elettrica: ohibò. Ha il braccio destro proteso verso l’alto e in mano stringe… un archetto da violino.
Suda, si agita, ha i capelli scompigliati, gli occhiali appannati.
“Nooooo…” penso. “E allora che cos’è tutto ‘sto casino, Sagliets???” dico a voce alta, invece.
“Aaaaaaaaaaaaaaaah! S-ciopa, disgrasia!!! Ma ti pare il modo????” mi ruggisce addosso.
“Ma insomma! Mi hai spaventato a morte con ‘sta… musica d’avanguardia, chiamiamola così. Che cosa stai facendo, buon uomo?” gli chiedo, anche se inizio a sospettare qualcosa…
“Doveva essere una sorpresa, ma temo di non riuscire… mi sento stordito e confuso…” mormora afflitto.
“Una sorpresa? Per chi?” chiedo.
“Per te, odiosa creatura…” sibila fra i denti.
“Uh. Eh?”
“Ciuppa. Ascolta: te lo spiegherò come se tu avessi due anni.”
“Pappa, nanna!”
“Bene, vedo che ti sei predisposta mentalmente. Ascolta, piccola peste: la chitarra e l’archetto non ti dicono niente?”
“Trattandosi di te no, ma se…”
“Dai che ci arrivi… quando pubblichi la tua prossima Pagina Infinita?”
“Il nove gennaio.”
“… che è…”
“… il compleanno…”
“… di…”
“Jimmy. Pagey.”
Sto piangendo. La gola è chiusa dal magone, dal magone bello. “Maledetto, Sagliets, questa volta hai superato te stesso…” penso.
“Le creature delle tenebre come te non piangono, orsù…” dice sorridendo.
“Ma tu… ma lui… ma la chitarra… ma l’archetto… ma la mia prossima Pagina Infinita… ma il compleanno… ma il nove gennaio…” deliro.
“Sì, Silvietta, volevo prepararti il benvenuto su [testata su cui scrivevo] nel 2013… mi ha colpito il fatto che saresti tornata a scrivere la tua ‘Pagina infinita’ proprio il nove gennaio… be’, togli l’aggettivo: mi hai insegnato tu che spesso non servono… che cosa rimane?”
“Pagina.”
“Dillo in quella che sembra essere la tua vera lingua…”
“Page.”
“Vuoi aggiungere qualcosa?”
“Happy birthday, Jimmy…”
“Brava ragazza. Hai compreso il motivo di tutto quel fracasso, ora?”
“Sì.”
“Non hai nient’altro da dire?”
“Grazie, scemo.”
“Prego, cucumerla.”
Rido fra le lacrime e sono un po’ felice e così riesco a cancellare in parte dalla mente che tra poco…

… inizia il calciomercato: la stagione di maggior incazzatura per il tifoso Granata.
Vogliamo parlare d’altro? Della primavera imminente (be’, più o meno), del prossimo viaggio estivo, del futuro ed entusiasmante foliage autunnale? Oppure vogliamo pensare alla prossima partita? Contro il Chievo il Toro ha vinto, anche se l’influenza a casa mia ha fatto molti più gol… e ho questa voglia di andare a sbattere il naso contro freddo, sofferenza, abbracci, parole, quella roba lì… ma prima la partita a Catania.

La partita a Catania. Archiviare. Subito. Non ho voglia di incazzarmi, non oggi: ho cose più importanti a cui pensare. Cose più importanti del Toro? Oh, sì… tu: vedi di rimetterti in sesto rapidamente, OK? Tu che ti riconosci in queste mie parole, tu che sai chi sei: sempre. Tu sai sempre chi sei e quindi… quindi non farmi scherzi, chiaro? Tu che mi hai insegnato il Toro… be’, non farmi scherzi. In questi giorni in cui sei lontano da giornali e tivvù… be’, ti racconterò io che cosa succede intorno al Toro… anche se dovrò fare ampio esercizio di fantasia, visto che non succede un bel cavolo di niente…

* * * * * * * * * * *

Questa settimana tocca a “Dazed and Confused” (originariamente sul primo album dei Led Zeppelin del 1969; il video linkato sotto fa parte della performance tenuta presso la Royal Albert Hall esattamente 43 anni fa, 9 gennaio 1970): buon compleanno, Mister/Master Page.

DAZED AND CONFUSED

Dedico “Dazed and Confused” a chi si sente stordito e confuso da questi anni di Toro, a chi pensa di essere candido come un agnellino e invece…, a me che ho bisogno di pensare a cose belle, a Jimmy Page che – pur avendo preso in prestito il brano da Jake Holmes – ha saputo ricrearlo e dargli nuova luce e nuova ombra cambiandone le dinamiche, al mio amico Davide che l’altra sera mi ha chiesto: “Che cosa sta succedendo al Toro?”, di nuovo a me stessa che gli ho risposto: “Sta succedendo che troppi anni di merda hanno finito per intrecciarsi (indelebilmente?) con l’idea. Sta succedendo che nonostante tutto abbiamo ancora voglia di andare a tifare per loro. Forse se TUTTI dicessimo di no qualcosa potrebbe cambiare. Ma non succederà mai. Io sono troppo hippy per rinunciare all’amore. Anche se è un amore malato. Anche se è un amore pulito. Anche se è un amore che fa male. Boh, tanto del Toro siamo e del Toro rimaniamo. E non so se sia giusto. Ma l’amore è giusto? No: è oppure non è. E quindi… e quindi. FTS”.

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