60° Parallelo Nord

Ho portato il Toro in Europa

PI 20121022 picOddea.
Io non mi ricordo più.
Non ricordo più come si fa a scrivere.
Se riuscissi a concentrarmi un po’… ma come faccio con tutto il chiasso che fa Sagliets? Chiude le scatole, apre le scatole, rompe le scatole… insopportabile, davvero. Uno di questi giorni mi vendicherò. Gli conviene iniziare a tremare…
Cavoli, chi è quel tomo che vedo in fondo al corridoio? Uh, come trema: dev’essere Sagliets.
“Heilà, tonto, com’è?” gli urlo. “Vuoi smettere di far vorticare i capelli? Fa un freddo cane!” risponde con la gentilezza che lo contraddistingue. “Hey, Sagliets, tu non sai che cosa vuol dire la parola freddo… io invece… ti ho mai raccontato di quella volta in cui sono andata alle Shetland?” “Quarantanove volte…”
“Cinquanta: siamo partiti la domenica mattina…”
“Ossssssignur…”

Sì, siamo partiti la domenica mattina, era ancora buio e la sera stessa, prima dell’imbrunire, facevamo tappa dormitoria in Inghilterra, nel Kent.
Il lunedì abbiamo macinato chilometri sulla M6 fino ad arrivare ad Abington, Lanarkshire, Scozia.
Il martedì abbiamo fatto tappa a Forfar, Angus, sempre Scozia e poi… Aberdeen.

Aspettando di salire sul traghetto, ho camminato sotto la pioggia, ascoltando “The Rain Song”, lacrimando un po’.
Aberdeen: la chiusura di un cerchio.
C’era una volta mio Nonno Giulio e poi non c’era più e la sera il Toro sembrava perdesse due a zero contro l’Aberdeen e invece no: tre a due, riposa in pace Nonno, forza Toro.
Alzando gli occhi al cielo quasi mi sono stupita di non vedere nessuna Bandiera del Toro sventolare nei dintorni… strana gente, gli Scozzesi… anche io. Un po’. Tanto. Boh.
Poi è arrivata l’ora di imbarcarci e… e alle 23 abbiamo fatto scalo alle Orcadi: le ho guardate e le ho viste. Nel buio. Meraviglia.
Mi sono infine addormentata. Giulia teneva fra le braccia il suo cane di pezza, Davide il Nintendo, io… lo zainetto Granata. Dentro allo zainetto: la Bandiera. Ronf, zzzzzzzzzzzzzz…
L’alba del mercoledì è sorta con le Shetland a due passi.
“Ca§§o, ce l’abbiamo fatta!” [click click click: alla fine del viaggio le foto sarebbero state fra le tante e le forsetroppe]
Sbarcati a Lerwick, sistemati in quella che sarebbe stata la nostra casa per una settimana, mi sono persa a guardare quel cielo grigio e, al primo alito di vento, ho pensato: “Sì, questo è un buon posto per far sventolare la Bandiera del Toro.”

Raccontare le Shetland è complesso come raccontare una serie di sentimenti: li tengo per me, sia i sentimenti sia le Shetland.
Raccontare quanto mi sia sentita idiota in un particolare frangente, però, è piuttosto facile.
Facile e liberatorio ed anche motivo d’orgoglio perché ho avuto una deliziosa rivincita sulla mia personale idiozia e dunque la pace si è sparsa pel mondo (il mio mondo).

C’era quella strada, la A970, che percorrevamo nei giorni in cui andavamo verso Sud.
Ormai la conoscevamo a memoria.
E sempre vedevo quel piccolo cartello giallo con scritta nera: 60° N.
“Che cosa vorrà dire?” Mi chiedevo ad ogni passaggio e poi me ne dimenticavo.
Infine ho capito.
L’ho capito l’ultimo giorno.
Che idiota.

60° parallelo Nord.
Urca.
“Hai presente quel coso giallo e nero che non è un’ape, ma un cartello piccolo? Quello sulla strada per Sumburgh? Andiamoci.”
Ovviamente il cartello si è nascosto… infatti siamo misteriosamente finiti a Scalloway senza volerci andare.
Abbiamo rifatto la strada, ero un po’ sconsolata, e… l’ho visto.

“Fermati! Fermati! Fermati! Lì! Dove c’è quel coso giallo e nero!”
“Che cos’è?”
“Oh, una sciocchezza… [tentando di dissimulare la gioia] Quel numerillo significa che siamo al 60° parallelo Nord… siamo arrivati piuttosto in alto, non trovi? Andiamo, su.”
Un attimo di silenzio.
“Vuoi fare una foto con la Bandiera del Toro?”
“Mmmm… no, non importa… ca§§o, sìììììììììììììììììììììììììììì! Prendi tutte le macchine fotografiche e anche i cellulari! Bambini, restate in auto! Fiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiichissimo!”
Che orgoglio.

E fu così che portai la Bandiera del Toro al 60° Parallelo Nord.

In quei momenti, in quei momenti in cui la stringevo forte per paura che volasse via, io stringevo forte tutto il Toro.
Era come stringere fra le mani un mondo infinito e, quindi, essere infinita pure io.
Essere infinita come una pagina i cui confini sono solo nella mente di chi ha perso la voglia di sognare.
Stringevo fra le mani il mio mondo Granata e abbracciavo idealmente tutti: buoni, cattivi, cosìcosì, stron§i, meraviglie, tutti. Abbracciavo anche me. Dea mia, che sensazione di pace.
Pace.
Silenzio.
Consapevolezza.
Soprattutto pace.
Come essere una pagina vuota.
Una pagina infinita.

A proposito di pagina infinita… in realtà questa rubrica doveva intitolarsi “Infinite Page” ed essere un tributo settimanale a Jimmy – appunto – Page.
Poi ho cambiato idea e allora eccomi qui.

Io ci proverò.
Proverò a raccontare il Toro come mi accadeva di fare in passato in un altro luogo.
Io proverò a raccontare il Toro.
Con tutta l’emozione e la fatica che ciò comporta.
Sì, ci proverò.
Sperando che Sagliets, intanto, finisca di fare tutto ‘sto baccano: non se ne può proprio più…

È bello ritrovarvi, Sorelle e Fratelli, è bello poter condividere qualcosa di nostro insieme.
Ho aderito al progetto di [testata su cui scrivevo] mentre stava crescendo nelle menti e sotto le mani di chi gli ha dato vita: grande stima per le Madri e i Padri di questa testata, grande stima.
Grande emozione veder crescere un’idea, assomiglia tanto a veder crescere un essere umano: ogni caduta è un invito a non mollare, ogni conquista è un sorriso in più.
Forza Toro sempre, néh?
Alla prossima.

Uh, quasi dimenticavo… mi permetterò di darvi un consiglio musicale al fondo di ogni mio scritto.
Iniziamo con “The Rain Song” (Houses of the Holy, 1973, Led Zeppelin):

Ho scelto la versione del 1994, quella che io chiamo “The Rain Song della Maturità”: raccoglie tutti i significati e le emozioni di chi ero e di chi sono diventata.

THE RAIN SONG

Dedico “The Rain Song” alla mia Amica Lulù e a ciò che abbiamo condiviso: vola in alto, Lulù, e grazie per sempre.

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